IL TERRITORIO

Territorio di Casalserugo: generalità

La Storia di Casalserugo

Villa Ferri

 

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Il comune di Casalserugo  è situato nella parte centro orientale della provincia di Padova.  

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Il suo territorio, che comprende anche la frazione di Ronchi, ha una superficie di kmq. 15,52 ed ospita una popolazione di circa 5.400 abitanti, distribuiti in più di 1.800 nuclei familiari.

I suoi confini orientali sono disegnati dal fiume Bacchiglione che regala ancora preziosi e insospettati angoli di splendida naturalità.

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Come altre località dell’immediata periferia di Padova, il paese si è trasformato da tipicamente agricolo a centro residenziale ed artigianale, con tutti i problemi connessi ad una rapida trasformazione. Ci sono ancora aziende agricole ma la maggior parte della popolazione attiva è impiegata nei settori meccanico e manifatturiero e nelle attività commerciali presenti in zona.

Sono presenti nel territorio luoghi pubblici e privati che sono utilizzati anche per attività culturali:

 

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LA STORIA DI CASALSERUGO


Casalserugo, posto a cavallo della strada Romana che da Padova conduceva a
Bovolenta, è paese di antica origine e ciò è testimoniato da iscrizioni e lapidi trovate nel secolo scorso.
Una
di queste, che è infissa nel muro esterno del vecchio campanile, ricorda la patrizia Ezzia Prima che, da sposa amorosa e previdente, fece costruire una "tomba di famiglia per sè e per Caio Sepullio Maturo, forse suo marito.

ETTIA C. F. PRIMA
V. F. SIBI. ET
C. SEPULLIO. C. F
MATURO

Casalserugo è citato per la prima volta nella storia come "VILLA CASALE" e precisamente nel diploma redatto da Berengario I il 20 aprile 918, con il quale l’imperatore confermava ai canonici della Cattedrale di Padova la proprietà delle decime e dei terreni che questi avevano in Limena, Arzere, Altichiero, Torre, Noventa, Roncajette, Albignasego, Maserà e Casale.
Lo stesso termine si trova anche nelle successive conferme del vescovo di Padova Ildeberto nel   964, dell’imperatore Corrado II nel 1027 e dell’imperatore Enrico III
nel 1047; e ancora nell’accertamento che il messo Regio Gunterio fa sopra il legittimo possesso dei beni del Capitolo dei Canonici nel 1055.

Lo storico Sertorio Orsato scrive che nel 1106 si aggiunse alle famìglie nobili di Padova quella "Da Casale" così chiamata perché aveva in sua giurisdizione il villaggio più tardi detto "Casale di Ser Ugo". Sempre l’Orsato testimonia che il nome Ugo era familiare nella famiglia dei Da Casale tanto che l’aggiunta di "Ser Ugo" che compare nei documenti in epoca posteriore sarebbe forse servita non solo a distinguere questo paese da quello detto "di Scodosia" ma anche ad indicare il ramo della famiglia che sarebbe rimasto in paese dopo che i Da Casale ebbero decime presso Bovolenta nelle persone di Pizinardo e Ardicione.

In un documento datato 31 maggio 1395 in cui l’imperatore Enrico IV prende sotto la sua protezione il monastero di Santa Giustina e fra coloro che sono presenti come testimoni viene ricordato un certo UCHO DE CASALE.
La Leggenda locale
assegna a Ugo la costruzione di un castello del quale nel 1714 restava soltanto una torre. Intorno al 1130 Ugo da Casale doveva essere morto perché un documento del 1134, relativo al pignoramento dei beni posseduti dal giudice Paganino da parte del monastero di San Cipriano di Venezia riporta che fra i testimoni presenti vi è un certo Ugolino del fu Ugo da Casale.
I membri della famiglia dei DA CASALE in tutto l’arco della loro storia conservarono rapporti con il paese di Casalserugo; questa famiglia, imparentatasi successivamente con gli Sperandio, un casato di dubbia fama e accusati addirittura di banditismo, poi si estinse.

A quei tempo, però il nome del capoluogo comunale doveva essere già in qualche modo ben definito, tanto che in uno Statuto di Padova, del 1234. viene citato per la prima volta come "Casale Domini Hugonis", per trasformarsi più tardi in "Casale Ser Ugo e arrivare al secondo dopoguerra a chiamarsi Casalserugo.

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 VILLA FERRI

SerUgo.jpg (26942 byte)Anticamente questa costruzione doveva essere un castello medievale di forma quadrata circondato da un fossato largo circa 5-6 metri. L’accesso al castello era a nord e un ponte levatoio permetteva l’entrata attraverso un possente torrione che sorgeva al centro della parete settentrionale (una possibile ricostruzione è fornita dal  disegno).castello.gif (28506 byte)
Delle quattro torri angolari, una restava ancora in piedi nel 1714.

Ancor oggi esiste, benché incorporato col restante fabbricato un tronco di torre le cui dimensioni sono 5,90 x 5,22 m e danno dimostrazione della sua originaria imponenza. La parete del lato nord lascia intravedere piccole finestre romaniche e l’opera muraria è caratterizzata dalla presenza alterna di una fila di conci trachitici sovrapposta a due o tre file di mattoni; poiché questa tecnica viene ripetuta sul lato est della torte, si può presumere che il tutto sia sorto contemporaneamente, cioè nel XII secolo o al principio del XIII.

Questo potrebbe essere sufficiente per poter riferire il manufatto alla famiglia di Ser Ugo, da cui il Casale prende poi il nome. Nei secoli successivi passò in proprietà alla famiglia Dotti de Dauli (1605) i quali iniziarono una prima trasformazione da castello in villa. Successivamente, i nuovi proprietari, i Conti Ferrì, le diedero una sistemazione definitiva.

Al pianterreno una decorazione costituita da una serie di mensole prospettiche nel registro più elevato, contiene cartigli con il nome del nobile Giuseppe Ferri che la fece decorare nel 1688. Al piano superiore, nella zona centrale, si presenta in tutta la sua imponenza la sala dello Zodiaco, nelle cui pareti rimangono visibili ancor oggi alcuni affreschi dei segni zodiacali.

Lungo il lato occidentale sorge la sala degli stemmi nella quale è possibile riconoscere entro la decorazione pittorica lo stemma della famiglia Dotti de Dauli.
L’edificio ha subito nel corso dei secoli notevoli rimaneggiamenti. Esternamente non presenta caratteri artistici di grande rilievo, se si eccettua l’ampio portale architettonico sulla facciata sud, sormontato dal balconcino con balaustra in pietra, e l’archeggiatura decorativa che cade sotto la linea di gronda.

Nella prima metà del XIX secolo, i Conti Ferri la permutarono con un’altra proprietà dei Conti da Zara: questi ultimi la donarono poi al comune di Casalserugo.

Oggi l'edificio ospita la Biblioteca comunale.

 

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